Mercoledì, 08 Settembre 2010
ApI Interventi

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Lanzillotta: E' il momento del nuovo governo

Intervista a Liberal

di Marco Palombi

“Gianfranco Fini ha avviato un percorso di definizione di un’identità politica ispirata a valori liberali e democratici che non trova spazio dentro al Pdl di Berlusconi. E, ancor di più, non trova spazio la sua richiesta di una organizzazione del partito su principi di libertà e democrazia interna. Mi sembra che i passi che ha fatto siano senza ritorno, d’altronde anche Berlusconi accelera verso la separazione”.
Linda Lanzillotta, deputata dell’Api di Francesco Rutelli proveniente dal Partito Democratico, è convinta che la separazione di Fini dal Cavaliere sia un fatto naturale: “Il presidente della Camera ha avviato un confronto su temi di grande rilevanza sui quali mai ha trovato un’apertura dentro al Pdl: il caso intercettazioni, per non fare che l’ultimo esempio, dimostra come in quel partito sia impossibile trovare una mediazione che stia bene a tutti”. Adesso, dunque, “non si vede come si potrebbe giustificare una toppa: se restasse ne andrebbe di mezzo la sua credibilità”. Dunque, sotto con l’espulsione-uscita dell’arcipelago di Fini dal partito del Cavaliere e la creazione di autonomi gruppi in Parlamento, fase preliminare della creazione di un nuovo soggetto politico: “Anche questo non sarebbe altro che la naturale evoluzione della diversificazione oggettiva di linee all’interno del Pdl – dice l’ex ministro degli Affari regionali -. Con tutte le differenze del caso rispetto ad un partito nato da un predellino, ricorda quel che è accaduto nel Pd: le anime non si sono fuse nei nuovi contenitori come accade, ad esempio, ai grandi partiti anglosassoni, che riescono a riconoscersi in un comune sentire su alcuni grandi temi e a stringersi attorno ad una leadership”.
Questo non è solo il lungo dipanarsi dell’antipatia personale tra Fini e Berlusconi, sostiene Lanzillotta, “questa è una crisi del sistema bipolare” che “dovrebbe sfociare in un nuovo quadro politico pluripartitico ma semplificato rispetto al passato: non possiamo mica tornare ad avere 36 partitini”. In pratica, “questi gruppi che si creano per la crisi dei grandi contenitori dovranno poi riunirsi in una aggregazione più consistente: serve un nuovo polo liberale, moderato, riformista, che sia il punto d’approdo di quanto si stacca da Pd e Pdl”. Questo nuovo soggetto dovrà “certo definire fino in fondo la sua identità e i suoi valori, ma Fini ad oggi s’è creato un profilo politico che può convergere in un aggregato di questa natura”. Oggi, però, non è ancora il momento dei grandi scenari: si parla dei numeri, di quanti sono i finiani, di quanto peseranno in Parlamento, di appoggio esterno e quant’altro. “E’ vero – premette l’ex ministro - ma io penso che dopo i numeri deve venire la politica: intendo dire che anche se il governo riuscisse a tenere in Parlamento grazie alla campagna acquisti in corso in queste ore rimarrebbe la debolezza politica del premier”. In sostanza “è fallita la maggioranza uscita dalle elezioni: non c’è più quel progetto, la coalizione che lo garantiva e non c’è più nemmeno il programma. Niente diminuzione delle tasse, niente grandi riforme di struttura, resta solo il federalismo, che peraltro secondo noi in questo momento è inattuabile e infatti finora s’è tradotto in tagli, tasse e irresponsabilità: non solo i soldi a Catania, ma anche il regalo a Roma contenuto nella manovra è assolutamente inqualificabile”.
A questo punto c’è un’unica soluzione decorosa: “Visto che Berlusconi ama molto richiamarsi al popolo sovrano – spiega Lanzillotta - dovrebbe riconoscere che questo eventuale governo post finiano è diverso da quello scelto dagli elettori: è venuta meno la composizione delle forze che riequilibravano la potenza della Lega, ormai azionista unico più che di riferimento. Sopravvive solo, sempre più appannato, il presidente del Consiglio”. Non solo: “Non reggerà comunque a lungo e a quel punto bisognerà gestire la fase di transizione: un governo diciamo “del presidente”, una maggioranza non politica che in un anno faccia le riforme economiche per la competitività e la riforma di una legge elettorale che non fa che perpetuare la paralisi del sistema politico: andare di nuovo al voto così sarebbe un disastro”. In un momento come questo, insomma, “la politica italiana si sblocca se si passa ad una fase nuova e lo si fa solo cambiando l’attuale assetto del governo”. Bisogna, in sostanza, riconoscere che si è fallito, pensare un quadro politico radicalmente diverso dall’attuale e una legge elettorale è, quasi sempre, la miglior levatrice di un nuovo quadro politico e dunque una necessità imprescindibile secondo la deputata dell’Api: “Dico una cosa impossibile: se Berlusconi decidesse di guidare la transizione per rifare la legge elettorale si potrebbe anche fare. Dico impossibile perché questo assetto del sistema gli conviene. Certo non so con quale credibilità si presenterà di nuovo agli elettori senza Fini e con la Lega: sarebbe una figura di secondo piano rispetto a Bossi, che incarnerebbe l’identità del governo e la sua ragione politica”.
 

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