Mercoledì, 08 Settembre 2010
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Pisicchio su Europa: A Nichi servono elezioni subito

Nichi Vendola prepara la sua scalata alla premiership. Lo fa con gesto esplicito e persino plateale, consapevole del valore “politico” della comunicazione, unico sulla scena pubblica tra i non berlusconiani  ad aver imparato fino in fondo la lezione di Berlusconi. Lo fa gettando in campo alcuni segni alquanto stranianti, anche in questo bravo-per calcolo o per istinto-perché se vuoi vincere la partita, in questa stagione sregolata, le regole del gioco è meglio che le detti tu.
Il primo segno è sé stesso, la sua accattivante diversità, che ha fatto il miracolo della torsione, a suo vantaggio, del tritacarne mediatico alla ricerca continua di forme più forti da caricare sul personaggio ed ha prodotto sincretismi culturali inarrivabili: insieme comunista e cristiano, anzi cattolico, insieme icona dei movimenti omosessuali e custode della  famiglia contadina, insieme europeo e mediterraneo, insieme metropolitano e rurale, insieme arcaico e futurista. L’altro segno è il luogo: il sud, non il topos della meridionalità iconografica, ma il sud pugliese. Bari, un orizzonte altro, un’alternativa tangibile alla vulgata tardoleghista del sud parassitario, torpido e dissipatore. Poi  i giovani: le sue fabbriche  hanno rimesso nel territorio della politica un soggetto sociale scomparso, altrimenti disperso tra i programmi delle defilippi e delle isole dei famosi. E poi quel sapore della politica che sa di antico, che sa di illuminate e rivoluzionarie weltanshauung e, in realtà sillaba, in modo elegante ma senza vertigini particolari, solo l’abc del sapere politico e del buon senso, ahinoi del tutto scomparso in altre aree e in altri personaggi.
Con queste premesse, dunque, Nichi organizza il suo sogno. E’ l’insana utopia del visionario o  la lucida scommessa sul tempo a venire?
Intanto la politica ha fame di sogno: ne abbiamo ingurgitato a tonnellate negli ultimi sedici anni ad opera del più grande fabbricante di affabulazioni catodiche. Vendola maneggia il nuovo sogno, impastando pezzi di speranza, umori di passato e schegge di futuro. Lo fa imponendo un nuovo linguaggio, colto e diverso. Lo offre ad una sinistra ammalata della sindrome del ragionier fantozzi, orfana di utopie, troppo spesso attraversata da parole d’ordine del lessico liberista, solo che a pronunciarle non è il Tony Blair degli anni del trionfo. Dunque il sogno. E il grande spazio politico nella sinistra in crisi di leadership, maneggiando con la sapienza del comunicatore istintuale. Attenzione: sbaglierebbe chi cercasse oggi di applicare le più classiche interpretazioni della politica il fenomeno Vendola , catalogandone il progetto. Oggi è solo formidabile energia comunicazionale che si espande nel mondo dei media e, dunque, nella politica. Sappiamo da dove parte, il porto cattocomunista, ma non quel che si appresta a diventare allargando la sua proposta a pezzi di società che oggi non sono nel suo campo. Sappiamo anche quale metodo intenderà applicare, replicando lo schema pugliese delle primarie. Sappiamo  che lui è davvero l’unico comunista post-moderno, l’unico ad aver compreso, rielaborato e ristrutturato a proprio vantaggio la lezione berlusconiana che fonda non sui “bisogni” ma sui “sogni” e sui media la strategia della conquista politica. Sappiamo,però, che, proprio rileggendo l’epopea berlusconiana, Vendola ha bisogno di tempi brevi, anzi brevissimi: un’elezione anticipata. Più il tempo è lungo più rischia di consumarsi lo straordinario  appeal che oggi riesce ad esercitare attraverso i media. Le sue “fabbricerie” sono già al lavoro. Scandisce il tempo il rap antagonista di Capareza. Pugliese anche lui.

Pino Pisicchio
 
 

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