- “Oggi, di fronte alla irresponsabile accelerazione data alla crisi dal Pres...
- "Roberto Maroni, ministro dell'Interno di indubbia capacita', non perde oc...
- Labro "Io non credo che le elezioni siano vicine". Lo ha detto la de...
- Labro Aprendo a Labro la prima festa nazionale di Alleanza per l'Italia il porta...
- 'Recuperare disegni ambiziosi' e restituire alla politica "la sua natura d...
Linda Lanzillotta: «Troppa economia e finanza e poca attenzione al tipo di spesa da tagliare»
di Vincenzo Bacarani
Liberal 08-07-2010
ROMA. Scontro istituzionale sulla manovra: governatori delle Regioni e sindaci delle principali città minacciano di rimettere le deleghe. I tagli previsti che coinvolgono gli enti locali rischiano di diventare per il governo un nodo insormontabile. Il futuro, se la manovra passerà così com’è, è facilissimo da prevedere: più tasse per tutti, e anche pesanti. Il tormentone "non metteremo le mani nelle tasche degli italiani" sta diventando grottesco. Non c'è, infatti, settore sociale che non sia coinvolto in una riduzione consistente di tutto.
Siamo perciò davvero di fronte a uno scontro istituzionale tra governo centrale ed enti locali? Si poteva evitare questa situazione di grave tensione sociale? Secondo Linda Lanzillotta, deputato del gruppo dell'Api e componente della Commissione Affari costituzionali e della bicamerale sul federalismo, la situazione poteva e doveva essere ben diversa.
Lei che è molto attenta alle questioni locali si aspettava una situazione di rapporti incandescente come quella attuale tra governo, Regioni e Comuni?
Sì perché c'è stato, e c'è tutt'ora, un problema di metodo. È mancato un vero approccio federalista al problema. Dato un obiettivo di manovra poi, come in tutti i Paesi federali, si ripartiscono le riduzioni di spesa, si stabiliscono delle priorità che possono essere trasporti, asili nido, difesa. Questo anche per quanto riguarda il settore degli investimenti. Noi abbiamo proposto, ad esempio sulla banda larga, di non lasciar fuori ancora una volta il Mezzogiorno.
Una questione di metodo...
Sì, questo metodo è assolutamente antifederalista. È vero che le Regioni possono dimostrare più efficienza, ma prima occorre ragionare su cosa togliere. Non si può partire solo dalle finanze. Perché allora non raddoppiamo l'aliquota per i capitali rientrati grazie allo scudo fiscale? Potremmo incamerare altri 5 miliardi. Il nodo principale è che non sono stati affrontati i nodi strutturali delle spese.
Troppa economia e finanza nella manovra e poca attenzione al tipo di spesa da tagliare?
È sotto gli occhi di tutti: il ministro Brunetta ogni volta che alza la testa gliela tagliano, il titolare della Cultura Bondi è stato tenuto da parte, il ministero dell'Ambiente non ha dialogo con nessuno. Mi sembra che il ministro Tremonti tenga troppo i cordoni della borsa. Ha solo stretto un asse con la Lega e basta, e si sa che il federalismo, in un periodo di recessione come questo, può dare solo tagli e tasse.
Troppo potere dunque al ministro dell'Economia?
I tagli devono nascere da un confronto con i vari settori. Cosa che non è stata fatta. Sono stati esautorati gli altri ministri che si sono trovati tagli che non si aspettavano. Ripeto: è stato tutto visto come un problema di finanze e basta, senza che si sia tenuto conto di dove e come intervenire.
Allora fanno bene, secondo lei, i governatori delle Regioni e i sindaci dei Comuni a rimettere le deleghe come minacciano?
Le deleghe non sono rimettibili perché gli enti locali sono parti della Repubblica. Governatori e sindaci devono invece battere i pugni e rimboccarsi le maniche. Sulla sanità, ad esempio, le Regioni possono dimostrare senz'altro maggiore efficienza.
Eppure Renata Polverini, governatrice della regione Lazio, si è lasciata andare e ha detto che così non riesce più a governare...
Noi a Renata Polverini gliel'avevamo detto che per la grave situazione del Lazio occorreva una maggioranza di emergenza. Ma lei ha scelto invece di tenere una campagna elettorale demagogica. È causa del suo male: doveva fare il leader di uno schieramento più ampio e non l’ha fatto.



