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Documento approvato Assemblea Napoli
La crisi di questo bipolarismo italiano è irreversibile.
A destra, l’ambizione di creare una “rivoluzione liberale” ha ceduto il passo a un’accoppiata di populismo e leghismo. A sinistra, il PD ha rapidamente fallito: senza pensiero, con meccanismi interni sconclusionati, privo di proposte in grado di guidare la nazione.
Alleanza per l’Italia ha avuto il coraggio di rompere gli schemi di un sistema politico senza sbocchi, che accresce divisioni e fratture profonde nella società italiana, che non consente di compiere le riforme necessarie per sovvertire i fattori di crisi strutturale dell’economia, né di restituire fiducia ai cittadini, ai giovani, alle famiglie, alle imprese.
Noi vogliamo contribuire a far nascere un nuovo polo che riporti la politica verso un centro che decide, dà equilibrio, innova, unisce.
Le elezioni regionali sono, sulla carta, l’appuntamento più “bipolare” del nostro sistema politico-istituzionale; in questo 2010, sono destinate, al contrario, ad esaltare la crisi del bipolarismo fallito.
Si annuncia un fattore dominante: l’affermazione della Lega Nord Padania, con uno spostamento del baricentro della maggioranza verso una destra radicale. Non è difficile prevedere che ne deriverà una rottura ancora più profonda tra Fini e l’asse Berlusconi-Lega.
A sinistra, il PD non è stato in grado di presentare proprie candidature credibili nelle regioni-chiave del Lazio e della Puglia; ha confermato la priorità dell’alleanza con il movimento giustizialista dell’IdV, non riuscendo invece a creare un’alleanza politica con l’UDC.
ApI apprezza la critica all’attuale bipolarismo da parte dell’UDC, prende atto delle difficoltà del partito guidato da Casini nell'applicare in modo coerente questa linea nelle prossime elezioni regionali; conferma la volontà di costruire insieme le basi per una nuova prospettiva politica.
Nelle prossime elezioni, d’intesa tra il livello nazionale e i comitati regionali, Alleanza per l’Italia si impegna a declinare nel modo migliore possibile le sue ragioni fondative: creare un nuovo spazio politico democratico, liberale, popolare, riformatore; favorire la collaborazione con l’UDC; contrastare l’asse destra-Lega; concorrere a nuove maggioranze di governo incardinate su precisi e credibili obiettivi da realizzare. Saranno i referenti regionali a definire i programmi capaci di dare le risposte più convincenti; oltre alle priorità specifiche per ciascun territorio, andranno rispettate e declinate secondo le situazioni locali le seguenti priorità generali:
- Fuori la politica dalla gestione della sanità. Le nomine in campo sanitario devono essere fatte con garanzia di indipendenza, in base a valutazioni trasparenti, accessibili ai cittadini. Si possono migliorare servizi e prestazioni con l'adozione immediata dei costi standard, e ridurre di un 20% i costi eliminando intermediazioni politiche.
- Lavoro e tutela delle piccole imprese. Le risorse risparmiate dalle regioni vanno investite in ammortizzatori sociali per chi perde l'occupazione, e in riduzioni fiscali e incentivi per le aziende: sono necessari tagli alla pressione fiscale, e vanno fatti riducendo sprechi ed inefficienze delle prestazioni pubbliche. Oltre alla sanità, si può risparmiare eliminando uffici decentrati delle regioni e le rappresentanze all'estero. Occorre un impegno formale a ridurre il numero delle province in base a criteri oggettivi di dimensione, numero degli abitanti e dei Comuni.
- Porre fine allo svantaggio familiare. Chi ha figli, in Italia, è più povero. Le famiglie contribuiscono a fermare l'inverno demografico, il cui costo è altissimo per la società italiana, ma sono lasciate senza incentivi fiscali, con pochi asili nido e scarsi servizi per gli anziani non autosufficienti, sole di fronte al disagio giovanile (con la crescente diffusione di alcol e droga).
- Puntare su una moderna ecologia. Un ciclo efficiente dei rifiuti, che esige una forte raccolta differenziata e tecnologie innovative, con un chiaro SI ai termovalorizzatori. La difesa del paesaggio: semplificando le procedure urbanistiche, edilizie e per le opere pubbliche programmate, ma tutelando rigorosamente il territorio dall'escalation della cementificazione. Concentrare gli incentivi per ricerca e produzioni "verdi" nel Mezzogiorno. Attivare subito il retrofitting ecologico dell'edilizia esistente.
- Valorizzare il patrimonio e le imprese culturali, promuovere il turismo. Sono fattori decisivi di identità, leve di sviluppo dei territori e di occupazione non delocalizzabile.
In tutti i maggiori Comuni, ApI è pronta a presentare liste e candidati sulla base di progetti di buongoverno e amministrazione trasparente.
Oggi, i contenuti del buongoverno sono largamente trascurati: prevalgono il confronto tra schieramenti (sempre più scricchiolanti) e una personalizzazione troppe volte svincolata dalle vere scelte da compiere.
Noi non intendiamo entrare in questo meccanismo, salvo delle situazioni in cui la giovane formazione di Alleanza per l'Italia sia già in grado di presentare liste e candidature tali da risultare determinanti per l'interesse generale dei cittadini. Siamo all'opposizione nel Parlamento nazionale, e non intendiamo allearci con le destre. Non ci schieriamo a priori con il centrosinistra: lo faremo solo nelle situazioni coerenti con le priorità indicate in questo documento. Nei casi in cui un polo alternativo alle destre e alle sinistre abbia la capacità di testimoniare con efficacia il nostro progetto nazionale e proporre una concreta testimonianza politico-amministrativa nei territori, siamo disponibili a contribuirvi. Nelle amministrative, siamo aperti a tutte le soluzioni di vero rinnovamento civico, con forze sia progressiste che moderate.
Dopo le elezioni di marzo, tutto il quadro politico è destinato a cambiare.
Ed Alleanza per l'Italia sarà pronta, in Parlamento, nelle amministrazioni regionali e locali, con la costruzione di una presenza politica diffusa nei territori, per concorrere a superare questo bipolarismo ammalato che non può guarire il nostro paese.
Saremo pronti a convergere con la maggioranza sulla politica estera e sulle politiche della sicurezza; pronti a riforme istituzionali condivise. Pronti ai miglioramenti indispensabili del servizio - giustizia, anche rispetto ad insostenibili difese corporative, ma non alle ennesime leggi personalizzate che ne accrescerebbero l'inefficienza. Intransigenti con le posizioni populiste e xenofobe. Indisponibili ad accordi politici con le forze demagogiche che picconano le funzioni costituzionali di garanzia, i poteri e le autorità indipendenti. Pronti anche a confronti coraggiosi su proposte strategiche che riguardino il ritorno alla crescita economica, il lavoro, il sistema delle piccole imprese, la modernizzazione delle infrastrutture, il Mezzogiorno.
Saremo pronti ad iniziare a costruire le soluzioni che l'inerzia e le divisioni nel governo, la debolezza e le contraddizioni della sinistra hanno finora reso impossibili. I due maggiori partiti nazionali, appena costituiti, non ce la fanno ad esercitare una guida neppure in base alla forza d'inerzia del potere.
Noi vogliamo avviare una stagione in cui tornino a prevalere le idee, i progetti, e dunque le speranze dei cittadini. Perché la politica ritorni ad essere giusta, partecipata, efficace, pulita.



